Da Calabria a Dolomiti, l'eco-innovazione nei piccoli borghi

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 Fotovoltaico nel parco del Pollino a San Lorenzo Bellizzi (Cs), in un paesino di 660 abitanti; accoglienza diffusa nelle Dolomiti con il recupero dei borghi spopolati grazie all'impegno della Cadore Scs, una società cooperativa di servizi. Oppure l'esperienza nel cuore del Sannio, a Castelpoto, in provincia di Benevento, dove gli abitanti stanno sperimentando un territorio "a esclusione zero", con le case vuote che trovano nuovi inquilini e i giovani che iniziano a pensare di rimanere.

Questi alcuni esempi di un viaggio attraverso dieci realtà virtuose per raccontare l'Italia dei piccoli borghi, quelli sotto i 5 mila abitanti, che hanno deciso di scommettere su innovazione, sostenibilità, salvaguardia dell'ambiente, accoglienza e integrazione e su un ripensamento dei servizi per i cittadini.

Ed è a queste storie che Legambiente - in occasione della XV edizione di 'Voler Bene all'Italia', dal 2 al 3 giugno con eventi in tutto il Paese - dedica il report 'Scatti di futuro.

Viaggio nell'Italia dei piccoli comuni che innova', presentato oggi a Roma al convegno "Laboratori di futuro" promosso insieme con l'Anci.

Secondo Legambiente, queste "storie lasciano ben sperare e dimostrano come già molti piccoli comuni si siano mossi autonomamente lavorando sulle linee di intervento, previste dall'attuale legge sui piccoli comuni, approvata nel 2017, che prevede fino al 2023 un fondo di 100 milioni per lo sviluppo strutturale, economico e sociale a favore di questi piccoli centri".

L'associazione lancia però un appello, rivolto al capo dello Stato, per il rispetto dei tempi di approvazione dei decreti attuativi previsti dalla legge e lo stanziamento di maggiori risorse.

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Smog: Ue, con high tech e nuove norme -54% morti nel 2030

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Nuove tecnologie e nuove norme Ue potrebbero portare nel 2030 a ridurre del 54% le morti dovute all'inquinamento atmosferico rispetto ai livelli del 2005 (oltre 200mila in meno rispetto a oggi), meglio dell'obiettivo previsto del pacchetto legislativo aria pulita, presentato nel 2013. E' quanto emerge dal primo rapporto 'Prospettive sull'aria pulita' pubblicato dalla Commissione europea, che però per quanto riguarda i Paesi sembra analizzare il recepimento delle norme Ue sulla carta e non l'effettivo conseguimento degli obiettivi di riduzione dello smog.

Nonostante una tendenza alla diminuzione dei livelli di tutti gli inquinanti nel periodo 2000-2015, si legge nel documento, fino al 20% della popolazione urbana europea è esposta a livelli superiori al valore limite giornaliero Ue per il particolato (Pm10). Per il particolato fine (Pm2,5), fino all'8% della popolazione urbana è esposta a concentrazioni superiori al valore limite Ue e oltre l'82% a quello, più severo, raccomandato dall'Oms. Per il biossido di azoto (No2) il valore limite annuale continua ad essere ampiamente superato in tutta Europa. Le emissioni di ammoniaca dall'agricoltura sono quelle su cui la legislazione europea sulla qualità dell'aria riesce a incidere meno. 

(ANSA).


Microplastiche in cozze e sale

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Più di due terzi di campioni di cozze, gamberi e sale sono risultati contaminati dalle microplastiche, dalle analisi in laboratorio di Altroconsumo. L'inchiesta è stata svolta in collaborazione con altre quattro associazioni di consumatori europee di Austria, Belgio, Danimarca e Spagna. Il laboratorio coinvolto ha analizzato in tutto 102 campioni: 38 di sale marino, 35 di cozze e 29 di gamberi.

L'inquinamento da plastica dei mari non è dato solo dai sacchetti o dagli imballaggi, bottiglie e oggetti. Oltre a questo, esiste un inquinamento fatto di plastiche sotto forma di microparticelle, per esempio quelle aggiunte a cosmetici e a detergenti; il rilascio di fibre nel lavaggio degli indumenti; i pellet usati nella produzione di materiali plastici; quelle prodotte dall'abrasione dei pneumatici o dalle vernici usate per dipingere sull'asfalto la segnaletica stradale.

L'indagine di Altroconsumo si è concentrata su sale da cucina, cozze e gamberi. Non sono stati scelti pesci, perché le microplastiche rimangono circoscritte al tratto intestinale, che è una parte che normalmente non si consuma.
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